giovedì 19 aprile 2012

Eva ostinata: recensione di Mariangela Di Landro

Eva Ostinata di Carla Spinella. Poesie( con presentazione di Luciano Aguzzi). La Vita Felice. Milano, 2011,pp.152. Euro14,00

Recensione di  Mariangela Di Landro  “Spigolando tra le poesie di Carla Spinella”                                                                                                         


Leggere le poesie di Carla, mia compagna di classe e di banco al liceo, significa rituffarmi in un mondo dal quale evidentemente  non mi sono mai del tutto separata, se è vero che non ho bisogno di chiarimenti per interpretare i suoi versi intensi e raffinati. Io la sento questa poesia, risuona dentro di me con le sue metafore, le sinestesie, le allitterazioni; con il suo ritmo musicale scandito dall’uso frequente dell’ enjambement e dalla punteggiatura, volutamente omessa o, al contrario, opportunamente inserita per dilatare o frenare il respiro dei versi. Leggendo le liriche, ricordo i grandi dolori della sua vita, rivedo le meravigliose persone che Carla ha perso, la giovinezza spezzata di Ottavio, la dolcissima mamma, il burbero-benefico papà, orgogliosissimo della sua poetessa, gli occhi di velluto di Roberta e apprezzo  la viva sensibilità di questa  fine poetessa che, con un accurato lavoro di lima, ha saputo trasformare la disperazione individuale in poesia e bellezza da regalare ai lettori.
Ritrovo anche echi della nostra terra, nel gioco di pieni e di vuoti, di albe e tramonti, di agro e di dolce, di luci e di ombre. Riconosco le ambivalenze dei “fili di porpora e d’oro” e delle aure diverse che si respirano in questa terra di confine,in cui l’odore di bitume è addolcito dall’aroma di limoni, di miele e di zagara, commistione di fragranze che ben si presta agli audaci ossimori spesso presenti in questi versi che mi sento di definire vera poesia.

La Signora della Poesia nel suo laboratorio, che ha tenuto segreto per tanti anni, ha scavato tra le primavere trascorse e le presenti e ha concepito versi scritti, cancellati e riscritti( “ carte su cui compongo e scompongo la vita” ), mai contenta di sé; eppure ora finalmente decisa a non “tradire” più il raro “dono” ricevuto, grazie al quale “il riso e il pianto colmano il mio[suo e nostro] giorno”. 

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