giovedì 3 novembre 2011

Recensione di Carlo Annoni, Professore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Carla Spinella, Eva ostinata.
Poesie (prefazione di Luciano Aguzzi), Milano, la Vita Felice, 2011


Propongo una variazione sul titolo, prima ancora del mio ingresso nel libro, come dono di amicizia all’autrice. Dovrebbe essere in sermo familiaris, ma l’autore da cui citerò non lo consente. Si tratta dell’Alighieri, nientemeno, il quale in Paradiso XXXII, 5, definisce antonomasticamente Eva con la nota perifrasi di «quella ch’è tanto bella» (su cui il mio maestro Apollonio postillava: «quasi un atto estatico»). Naturalmente ogni studioso di onomastica letteraria non può mancare di riconoscere nell’omaggio alla madre di tutti i viventi l’omaggio del poeta alla sua propria madre di sangue e di latte, a Bella, dunque, ipocorismo di Gabriella (come, del resto, Dante è ipocorismo probabile da un Durante). Questo, ripeto, costituisce un cadeau portato ad una festa «in terra di Letteratura», secondo il manifesto del più proverbiale Caproni: «In terra di Letteratura, / con la volpe e il fagiano, / vieni, dammi la mano, / là non esiste paura».

La lirica di Carla Spinella mi sembra raggiunga il suo culmine di verità nella zona degli epicedi («E al tuo corpo che s’inarca / al dolore / risponde il mio che piange le tue lacrime», con quell’assoluto refrain: «Tu non sai la pena del fiore moribondo // No, tu non sai la pena», quei versi beanti, così espressivi nel loro modus elocutionis: «Il tuo sorriso / incerto […] la parola / […] sospesa», il «forse» nascosto in «fiorisce» (e che, anagrammaticamente, lo nega; mentre tutto deriva instancabile verso «l’orchestra del nulla»). Accanto alla madre appare un alter ego, quello che Jung avrebbe chiamato la figura dello specchio, un secondo sé sororale; ma di nuovo emerge la voce del dolore, cui non riesce di sollevare il «greve sonno della pietra», mentre sente, invece, il battito del «talora», ma unicamente per un attimo, dal momento che subito torna il buio: «Solo per grazia talora / s’illumina il buio // […] e per un attimo[…]». S’alza allora, con intonazione solenne, a riassumere un’intera fenomenologia di affetti che ormai appaiono solo in sogno (o in incubo), l’alto pathos di «Schegge dolenti / nelle carni sfatte // Sopravvissuta ai graffi / brutali d’un secolo // pura trama […]».
Si capisce bene l’approdo del poeta e della sua poesia alla musica, luogo dell’energia («E l’onda mi porta lontano // Rigenera il fiore appassito fresca / linfa d’amore / e più nulla si oppone / alla vita che esplode») e culla consolatrice («Accarezza l’anima ferita / fascinoso canto che dolce […]»; «Si leva gioioso / un trillo da fronde lontane»). Chissà quali sono i nomi degli autori che suggeriscono associazioni tanto estreme; le più pertinenti, fra l’altro, dal momento che il concertare dei suoni è per definizione a-semantico?
Chi leggerà distesamente s’accorgerà dell’arbitrio, a volte perfino eccessivo, con cui il critico isola e ricostruisce una propria linea dentro le linee altrui; ma tali sono il patto e la paga di ogni testo poetico. Non credo, ad esempio immediato (e questo è l’ultimo motivo esegetico cui vorrei accennare), si tratti di un libro di illusioni perdute (o di vocazioni tradite). Vorrebbe magari esserlo, in qualche modo, nell’intenzione (e nel suggerimento del titolo), ma è invece, sempre, l’opera dei congedi (al massimo, raccogliamo il costante rimpianto di non avere cantato di più, tanto il «caos» quanto la «forma», sia nella materia della «stella» che della «lampada», sia del «vento» che dell’«acqua»: quasi dentro una pluralità panteistica d’essere, insomma); con qualche sorpresa straordinaria e inattesa: «Mentre dorme l’uomo / va la sua ombra / per le vie vietate / e sfiora il mistero»; cui aggiungere: «Eppure era bello / riempire la sera / attendendo che l’alba / vincesse la morte / e Amore vestisse / di luce dorata grigi / cieli d’inverno».
Dovessi raccogliere in sintesi, parlerei di Stinovo (con maggior precisione: di aspirazione alla gentilezza dello Stilnovo) buttato e urtato contro la città di Baudelaire, «impura, marcia, letale», segnalando, nel tessuto dei versi, la continua irregolarità di tactus del moderno che si sente e si coglie privo d’appoggio. Dovessi, ancora, affidarmi a immagini esemplari per la memoria, sceglierei il fiore e il gabbiano: il primo da collocare nel «giardino segreto / dove un fiore tenero / e gentile che s’illudeva / d’essere farfalla / accorato si piega sullo stelo»; il secondo da far agire nel «quadro di salmastra solitudine / e per tutto un grido di gabbiano attore / d’un dramma / che non ha scelto».
Ogni pagina, sia di lettore che di poeta, corre verso il suo congedo. Estrarrei, dunque, dal magma, qui giunti, un frammento, usandolo anche in qualità di bandiera da alzare sui nostri anni: «Pure / attendo il fiato primigenio / che svegli speranze in letargo».
Svelo, secondo probità, un abito voluto di questa mia pagina esegetica: non ho riprodotto titoli con intenzione, perché mi è parso che venissero dopo e che il libro debba invece essere attraversato senza troppe pause, come un pensiero e una melodia continui, ininterrotti, accordati o striduli, spesso inquietanti e raramente consolatorii.
Grazie, in ogni caso: è ciò che sempre si deve a un poeta.

Carlo Annoni

mercoledì 13 luglio 2011

Ringraziamenti a una lettrice appassionata

Grazie, cara Lucia, per le sue parole sincere e appassionate, che danno senso al mio desiderio di condividere le gioie e le pene, la disperazione e la speranza, lo sgomento e l'attesa fiduciosa di tutte le persone che hanno attraversato la mia vita; soprattutto di quelle che mi hanno aperto il loro cuore, aspettandosi che le mie parole ne curassero le ferite. Legga ogni giorno almeno una poesia e scriva sempre ciò che la sua sensibilità è capace di coglierne.
Carla Spinella

giovedì 30 giugno 2011

La poesia è una fiamma...

Risposta a Lucia.
Lei è diventata proprio brava: davvero la poesia è "una fiamma che illumina i giorni bui e riscalda il cuore" freddo nell'inverno dello spirito. Quando si leggono belle liriche davvero si avverte che ci sono spuntate le ali e diventa impellente il bisogno di usarle per volare verso una dimensione più alta. Per me e, vedo, per lei la Poesia ha questa funzione e questo effetto.

venerdì 3 giugno 2011

Dedicare poesie è...

Sara G., rispondo al tuo grido d'amore e a quello di Stefano con la poesia "L'Anima":

Capita a volte
che si dilati l'anima
in fiamme di bellezza
e frantumi ogni rete
di difesa.

Vibra allora nel volto
trepida e luminosa
e tessono le mani
delicati voli di farfalla.

È il momento della verità
e in un turbine di luce
esplode gioiosa
la vita.

giovedì 2 giugno 2011

Fare poesia è un atto d'amore

Nel lontano 1995 scrivevo questa dedica: Fare poesia è un atto d'amore. Dedicare poesie è un grido d'amore. Scambiarsi poesie è il miglior modo d'amarsi. Ne sono convinta ancora a distanza di sedici anni. E ancora sento di potere affermare che  nessuno scrive per se stesso: la poesia ha sempre un interlocutore e, tra gli interlocutori, uno privilegiato, quello che ha  più viva sensibilità, più pazienza (nel senso etimologico), più amorosa volontà di ripercorrere il labirinto in cui si è addentrato, smarrito e finalmente ritrovato il poeta col suo carico di rose e di ortiche. Perciò è per lui determinante sapere che la sua parola è attesa con ansia gioiosa, come la pietra preziosa che ha il carisma atto a consolare e a riconciliare col dolore dell'esistere.
Pertanto un poetico abbraccio di ringraziamento a coloro che mi danno nuove motivazioni per scrivere poesie e di poesia; anzitutto ad Alessandra, Anonimo, Elsa, Lucia, Luisa, Giacomo, Matteo, Mimma, Sara, Silvana, Stefano,Titty. Alla prossima vostra, amici miei.

domenica 29 maggio 2011

Altri chiarimenti di poetica‏

Il fatto che assicura al poeta una posizione speciale non è tanto il suo "sentire" intensamente la pena come la gioia, la delusione come la speranza sempre rigenerantesi, quanto la capacità di trovare, per esprimere tutto ciò, le parole che gli uomini comuni, pur di viva sensibilità,non conoscono: parole che evochino quei sentimenti, che li comunichino a un gran numero di lettori, suscitando in loro una qualche emozione. Allora quell'immagine, quell'idea, quell'accorata riflessione, quel sentimento, che comunemente è solo  rispettabile sfogo individuale, esce dalla dimensione personale e si eleva a poesia. Questo distingue anzitutto il poeta dal verseggiatore.
Altri chiarimenti in seguito.

venerdì 20 maggio 2011

Chiarimento umanistico in risposta al commento di Elsa

Vero: il poeta dovrebbe chiedere scusa se, e fintantoché, tenesse per sé quel mondo che ha avuto in dono o ha conquistato con sofferta ricerca. Non più, se chi possiede quel castello di parole ha tentato e continua a tentare di condividerlo, di metterne a parte altri o almeno qualcuno che egli ritenga capace di abitarlo con lui, o in sua vece quando il poeta  dovesse smarrirne la chiave.
Rispondo con un post invece che privatamente, come ho fatto per gli altri commenti, peraltro tutti belli e apprezzati, perché Elsa ha posto, con le sue pensose parole, una questione molto importante per me, per il mio essere un'umanista che vorrebbe trasmettere a tutti  il proprio patrimonio culturale e poetico.

lunedì 25 aprile 2011

La vile incertezza

Una poesia nasce da un'emozione, passa per la tecnica e tocca il cuore. La scelta accurata del lessico e la disposizione delle parole nei versi creano una musica che si sprigiona in anelli concentrici e si scioglie in un sospiro condiviso.


La vile incertezza

Non poteva il reale
soddisfare l’attesa
grande e delude
ogni aspetto del giorno
ansie di bellezza.

Ma pietoso m’invade
in sogno l’infinito
che svela la cifra
e superato il tempo
dissolto il confine
m’addentro nella terra
inviolata rigenerante
desideri e speranze.

Torna chiaro il senso
del viaggio e fino all’alba
m’impregno di luce
percorrendo sicura
segreti tracciati
che nessuno osa
e neanch’io nella vile
incertezza del giorno.

martedì 19 aprile 2011

Seconda silloge pubblicata: Eva Ostinata


Uscirà entro la prima settimana di maggio il libro di poesie “Eva Ostinata” di Carla Spinella. Ed. La Vita Felice - Milano. € 14.
La prima presentazione del libro, accompagnata dalla recitazione di alcune liriche, si svolgerà il 9 maggio alle ore 17 presso l’associazione UNITRE Milano - Teatro Ariberto, via Daniele Crespi, 9, MM2 Sant'Agostino - Tram 2-14-29-30 - Bus 47-59-74-94. 
In questa occasione sarà possibile farsi autografare la propria copia. Per le successive presentazioni consultare il blog. 


Per acquisti rivolgersi all’Editore:
tel. 02.20520585
fax 02.20401552
Se si desiderano copie autografate fare riferimento a questo blog oppure ai seguenti indirizzi e-mail:

Prima silloge pubblicata: Poesie

"Poesie", Gabrieli Editore, Roma 1970

Poesia chiama Vita

Vita è Comunicazione.
Comunicazione di che cosa?
Pensieri. Obsolescenze. Immagini. Emozioni. Sentimenti. Idee. Studium = POIESIS = Poesia
La Poesia dipinge, colora, riscalda la Vita. Ma affinché il messaggio-poesia svolga il compito che si è assunto (e dia colore e calore alla vita) occorre che il naturale destinatario, ovvero il lettore, lo riceva. Dunque se con cura amorevole io l’ho creato, occorre che il mio destinatario con la stessa amorevole cura lo legga, cercando di cogliere nelle parole, singolarmente scelte e sofferte, l’emozione che le ha dettate, ovvero la poesia che è venuta alla luce.
Leggetemi e ci incontreremo sul filo di un verso.
Leggetemi con attenzione partecipe e vivremo insieme.
Carla Spinella