Vero: il poeta dovrebbe chiedere scusa se, e fintantoché, tenesse per sé quel mondo che ha avuto in dono o ha conquistato con sofferta ricerca. Non più, se chi possiede quel castello di parole ha tentato e continua a tentare di condividerlo, di metterne a parte altri o almeno qualcuno che egli ritenga capace di abitarlo con lui, o in sua vece quando il poeta dovesse smarrirne la chiave.
Rispondo con un post invece che privatamente, come ho fatto per gli altri commenti, peraltro tutti belli e apprezzati, perché Elsa ha posto, con le sue pensose parole, una questione molto importante per me, per il mio essere un'umanista che vorrebbe trasmettere a tutti il proprio patrimonio culturale e poetico.
A me, da sempre desideroso d'imparare o comunque curioso di sapere, non è mai capitato d'incontrare una persona che volesse trasmettermi le sue competenze. Anche i miei insegnanti non erano particolarmente attivi in tal senso. I più seri spiegavano, sì, ma senza preoccuparsi di dedicare tempo supplementare ai duri d'orecchie o di cervello. Non so se davvero esista un simile prodigio; insomma non so se quello che è scritto in questo post trovi riscontro nella realtà,ma se è così, forse neppure sanno di essere stati straordinariamente fortunati coloro che ne hanno goduto, come recita il proverbio:è un peccato dare il pane a chi non ha denti.
RispondiEliminaQuando mi sarà passata la rabbia per l'ingiustizia della sorte mi farò sentire. Giacomo