Segrate 19 maggio 2012
Commento al libro “EVA
OSTINATA”
Della poetessa Carla
Spinella
Con prefazione di Luciano
Aguzzi
È da alcuni mesi che ho
questo libro. Mi è stato dato dall’autrice la sera del 16 dicembre 2011, in occasione della
cena di fine anno dei Marchigiani ed
Umbri di Milano.
Seduti al mio tavolo
c’erano appunto sia la poetessa, Carla Spinella sia il prof. Aguzzi, che, in
quell’occasione, presentavano il volume di poesie in oggetto.
Ho letto di un fiato la
prefazione e le poesie
Il mio commento si
riferisce a quelle centrali, raccolte sotto i titolo che ha dato nome al libro,
Eva Ostinata, più una delle ultime dal titolo “Ascolto fremente”.
Do evidentemente una
mia personale interpretazione, lontana dal rigore critico e lessicale con cui l’amico
Luciano Aguzzi ha competentemente scritto nella prefazione.
Ho potuto leggere di
una donna che esplode nella sua femminilità in età adulta, quando riesce a
liberarsi di una educazione morale, rigidamente impartita soprattutto alle
femmine, frutto di una famiglia medio-borghese di una provincia della Calabria,
forse tra le ultime regioni ad aver mantenuto quel rigore –moralistico che
voleva la donna, sì madre, ma ignara della vitalità, dell’ardore, della passione,
che la sessualità, anche femminile, se lasciata libera, trasuda dalla sua
stessa essenza.
Ma, come spesso accade,
l’età, la vita fuori da quell’ambiente involontariamente stretto ed inconsapevolmente
opprimente, non negato, ma riconosciuto consciamente per quel che era, porta,
con il passare del tempo, a prenderne con consapevolezza le distanze.
Con la maturità di chi
vive liberato da quei legacci giovanili, pronta a vivere finalmente la propria
umanità per quello che è, non nel rigetto del passato, ma con la serenità di
chi finalmente può esprimere ciò che la vita, nell’essere donna, le ha chiesto
di vivere, il suo essere EVA.
La maternità, naturale
completamento a cui l’autrice, come donna, è approdata, non è certamente un
fine, se pure un approdo significativamente importante, ma un ulteriore passo
per affermare chi davvero lei sia, una volta liberata da quei veli che volevano
offuscare, o meglio nascondere i suoi impulsi naturali.
Ma la serenità con cui
giunge a tale conclusione la fanno matura e consapevole di ciò che la sua
persona è ancora in grado di dare: niente è perduto, la vita è ancora lontana
dalla sua naturale conclusione e l’Eva, che mai l’ha abbandonata, Ostinatamente
può venire fuori a ribadire, se mai ce ne fosse bisogno, il suo ruolo, la sua
visibilità, la sua presenza, della quale
anche noi lettori dobbiamo prendere atto.
Eva va ascoltata. Per
troppo tempo è stata negata la sua essenza, le è stato imposto di non parlare,e
lei si è, non solo trascurata, peggio negata. Ma Ostinatamente è rimasta in
vita, non si è arresa, né è esplosa in un modo incontrollato ed irragionevole
che l’avrebbe portata a perdere quanto di positivo voleva, e doveva, affermare,
cioè a passare dalla parte del torto. Ha invece atteso il momento opportuno,
con la calma di chi è conscio che la ragione prima o dopo viene a galla, con la serenità che l’attesa si
sarebbe trasformata in vittoria.
E la vittoria è
arrivata, lontana dai clamori che rendono futili le cose, come fuochi di paglia
il cui bagliore dura il tempo di un respiro, lasciando il niente dietro di sé,
neanche un pugno di cenere a ricordo di quel che c’è stato.
La maturità, la
maternità hanno permesso ad Eva, se pur in ritardo, di aggiungere la creatività
poetica alla maternità naturale di cui dovrebbe essere complemento e completamento;
di far venir fuori decisamente, ma non traumaticamente, la propria femminilità,
oserei dire la propria sessualità; le proprie esigenze, le proprie necessità,
le proprie capacità di dare e ricevere che stanno alla base del ruolo che Eva ostinatamente
vuole, ma sarebbe meglio dire, deve, ribadire.
E Carla le ribadisce
con la poesia, attraverso la quale fa sgorgare dal proprio io questa
femminilità che sentiva oppressa al suo interno, inespressa, finché l’Eva che
aveva in sé, Ostinatamente non è venuta fuori, aiutandola ad affermare, nei
versi, il suo essere donna.
Carla non solo racconta
il presente di persona matura e consapevole, ma ricorda con un velo di nostalgia, l’Eva dei suoi venti anni,
assopita per l’educazione ricevuta, ma
fremente ed esplosiva nella sua istintività che mai l’ha abbandonata.
Mi piace terminare queste poche considerazioni con le parole della poesia
Ascolto
fremente
.............................
……………………
Ho vent’anni
la chioma dorata
e la figura sottile
s’adatta al braccio
avvolgente.
Rigenera il fiore
appassito fresca
linfa d’amore
E più nulla s’oppone
alla vita che esplode.
Pietro Ciacci
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