domenica 2 dicembre 2012

Eva ostinata: recensione di Pietro Ciacci

Segrate 19 maggio 2012


Commento al libro “EVA OSTINATA”
Della poetessa Carla Spinella
Con prefazione di Luciano Aguzzi


È da alcuni mesi che ho questo libro. Mi è stato dato dall’autrice la sera del 16 dicembre 2011, in occasione della cena di fine anno dei  Marchigiani ed Umbri di Milano.
Seduti al mio tavolo c’erano appunto sia la poetessa, Carla Spinella sia il prof. Aguzzi, che, in quell’occasione, presentavano il volume di poesie in oggetto.

Ho letto di un fiato la prefazione e le poesie
Il mio commento si riferisce a quelle centrali, raccolte sotto i titolo che ha dato nome al libro, Eva Ostinata, più una delle ultime dal titolo “Ascolto fremente”.
Do evidentemente una mia personale interpretazione, lontana dal rigore critico e lessicale con cui l’amico Luciano Aguzzi ha competentemente scritto nella prefazione.
Ho potuto leggere di una donna che esplode nella sua femminilità in età adulta, quando riesce a liberarsi di una educazione morale, rigidamente impartita soprattutto alle femmine, frutto di una famiglia medio-borghese di una provincia della Calabria, forse tra le ultime regioni ad aver mantenuto quel rigore –moralistico che voleva la donna, sì madre, ma ignara della vitalità, dell’ardore, della passione, che la sessualità, anche femminile, se lasciata libera, trasuda dalla sua stessa essenza.
Ma, come spesso accade, l’età, la vita fuori da quell’ambiente involontariamente stretto ed inconsapevolmente opprimente, non negato, ma riconosciuto consciamente per quel che era, porta, con il passare del tempo, a prenderne con consapevolezza le distanze.
Con la maturità di chi vive liberato da quei legacci giovanili, pronta a vivere finalmente la propria umanità per quello che è, non nel rigetto del passato, ma con la serenità di chi finalmente può esprimere ciò che la vita, nell’essere donna, le ha chiesto di vivere, il suo essere EVA.
La maternità, naturale completamento a cui l’autrice, come donna, è approdata, non è certamente un fine, se pure un approdo significativamente importante, ma un ulteriore passo per affermare chi davvero lei sia, una volta liberata da quei veli che volevano offuscare, o meglio nascondere i suoi impulsi naturali.
Ma la serenità con cui giunge a tale conclusione la fanno matura e consapevole di ciò che la sua persona è ancora in grado di dare: niente è perduto, la vita è ancora lontana dalla sua naturale conclusione e l’Eva, che mai l’ha abbandonata, Ostinatamente può venire fuori a ribadire, se mai ce ne fosse bisogno, il suo ruolo, la sua visibilità,  la sua presenza, della quale anche noi lettori dobbiamo prendere atto.
Eva va ascoltata. Per troppo tempo è stata negata la sua essenza, le è stato imposto di non parlare,e lei si è, non solo trascurata, peggio negata. Ma Ostinatamente è rimasta in vita, non si è arresa, né è esplosa in un modo incontrollato ed irragionevole che l’avrebbe portata a perdere quanto di positivo voleva, e doveva, affermare, cioè a passare dalla parte del torto. Ha invece atteso il momento opportuno, con la calma di chi è conscio che la ragione prima o dopo viene a  galla, con la serenità che l’attesa si sarebbe trasformata in vittoria.
E la vittoria è arrivata, lontana dai clamori che rendono futili le cose, come fuochi di paglia il cui bagliore dura il tempo di un respiro, lasciando il niente dietro di sé, neanche un pugno di cenere a ricordo di quel che c’è stato.
La maturità, la maternità hanno permesso ad Eva, se pur in ritardo, di aggiungere la creatività poetica alla maternità naturale di cui dovrebbe essere complemento e completamento; di far venir fuori decisamente, ma non traumaticamente, la propria femminilità, oserei dire la propria sessualità; le proprie esigenze, le proprie necessità, le proprie capacità di dare e ricevere che stanno alla base del ruolo che Eva ostinatamente vuole, ma sarebbe meglio dire, deve, ribadire.
E Carla le ribadisce con la poesia, attraverso la quale fa sgorgare dal proprio io questa femminilità che sentiva oppressa al suo interno, inespressa, finché l’Eva che aveva in sé, Ostinatamente non è venuta fuori, aiutandola ad affermare, nei versi, il suo essere donna.
Carla non solo racconta il presente di persona matura e consapevole, ma ricorda con un velo di  nostalgia, l’Eva dei suoi venti anni, assopita per l’educazione  ricevuta, ma fremente ed esplosiva nella sua istintività che mai l’ha abbandonata.

Mi piace terminare queste poche considerazioni con le parole della poesia
 Ascolto fremente
.............................
……………………
Ho vent’anni
la chioma dorata
e la figura sottile
s’adatta al braccio
avvolgente.

Rigenera il fiore
appassito fresca
linfa d’amore

E più nulla s’oppone
alla vita che esplode.



Pietro Ciacci

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